Natura sovvertita: il Sole è stato bruciato!

aprile 9, 2009

Photo & Baking Credit: Deirdre Jean

Visto che il blog ha compiuto da poco un anno di attività e che non lo aggiorno da quasi un anno, mi sembrava doveroso scrivere due righe, tanto per non essere cancellati da WordPress! =)

Vorrei raccontarvi una storia:

era il 1999 quando si formò una band che radunava diversi artisti famosi nell’ambiente rockeggiante, capitanati da Tore Ostby e John Macaluso. Il primo album “ARK“, uscito nel ’99, prendeva il nome del gruppo ed esprimeva l’idea di fondo della band: SORPRENDERE!

Se siete amanti del progressive rock o metal spinto così a fondo da contaminarsi profondamente con i generi limitrofi, loro diventeranno uno dei vostri gruppi preferiti!

Non so che idea abbiate del “progressive“, dopo aver ascoltato diversi album etichettati come tali, vi dirò che opinione mi sono fatto: non importa quanto sia ricercata la melodia, quanti colpi al secondo riesca a dare il batterista con il suo doppiopedale o quanto risulti virtuoso il cantante, mi importa soltanto poter sentire e risentire infinite volte lo stesso brano senza che questo mi annoi, senza che riesca a prevedere cosa accada dopo il solo di chitarra o dopo il ritornello, mi importa solo gustarmi la strana sensazione di stupore mentre termina l’ultima nota dell’ultimo brano.

Gli “Ark” non sono un gruppo alla Dream Theater o alla Symphony X, pur suonando gli stessi strumenti e lo stesso genere, offrono una lettura alternativa del progressive-metal, più spontanea e “moderna”, rompendo il cordone ombellicale che lega la maggior parte dei gruppi emergenti ai loro predecessori.

Come affermavo, l’idea espressa attraverso le note di “ARK” (il primo album dell’omonima band) è chiara, ma non ancora sufficientemente affinata:

l’album rimane un pò lento, difficile da ascoltare tutto d’un fiato, anche se le tracce sono tutte abbastanza valide, “The Hunchback of Notre Dame” si districa bene nei suoi circa 9 minuti, tanto bene che darà uno spunto per la composizione di alcuni brani dell’album successivo.

Giungiamo così al vero motivo di questo post: descrivere quello che a mio avviso è uno dei dischi più completi e validi del nuovo millennio: “Burn The Sun“.
Il titolo dice tutto circa l’impresa che si è tentato di compiere: tentare l’impossibile, spingersi verso il Sole e con la stessa tenacia di Icaro avvicinarsi ad esso, per toccarlo, per sfidarlo e sovvertire le leggi della natura.
Quello che questi artisti hanno cercato di riprodurre viene descritto proprio tra le righe della traccia omonima dell’album:

Un prodotto dell’immaginazione
più fedele di quanto tu possa realizzare
una finta scienza della realtà.

Purtroppo non ho gli strumenti adatti (ecco a cosa serve l’inglese!) per analizzare a fondo i testi dell’album, sta di fatto che i temi trattati sono i più vari e si fondono perfettamente con le influenze musicali che prevalgono in ciascun brano: ascolterete con piacere e stupore come la track “Just a Little” con influenze Pop e Latine sia in completa sintonia con le altre e di come tutti i brani raccontino o denuncino il frutto di una riflessione profonda della band intorno al progresso dell’umanità che sembra incurante degli effetti negativi che provoca.
Tore Ostby oltre che impeccabile chitarrista è anche un abile song-writer, infatti, parlando del concept di “Burn the Sun

“, mette in luce in una sua intervista a Metalitalia:

“[…] ci siamo occupati delle cause di disturbo verso l’equilibrio terrestre, del mare, del cielo, della terra, e tutto si riconduce all’essere umano. Lui è al centro di questi sconvolgimenti: sta progressivamente cambiando tutto l’ambiente per adattarlo meglio alle esigenze umane, non rispettando sottili ma precisi equilibri e leggi naturali. Parliamo inoltre della psiche umana, dei suoi problemi, dei rapporti con i propri simili, sono diverse sottotrame inglobate in un unico, grande copione.”

Photo Credit Pinka.it

Il carattere vincente di questo lavoro è che già dal primo impatto, dal primo ascolto vi piacerà: non è infatti un album che va ascoltato più volte per essere compreso ed apprezzato, risulta infatti di una semplicità allarmante che risulta difficile credere che nessuno abbia mai tentato tale strada.
E’ allo stesso tempo un capolavoro del progressive per la naturalezza con cui i virtuosismi degli artisti si fondono e si intrecciano, senza prevalere uno sull’altro in perfetto equilibrio e sintonia.

La struttura di “Burn The Sun” è ben scandita, a mio avviso, da tre tracce: la prima “Heal the Waters“, la terza “Burn the Sun” e la sesta “Just a Little“, le quali hanno la funzione di fondamenta dell’intero lavoro, mostrando la maturità che il gruppo ha ormai raggiunto.

Non voglio anticipare nient’altro circa la ricchezza e le caratteristiche dell’album, vorrei però sottolineare il fatto che questo lavoro da noi è passato quasi totalmente inosservato: non una voce in italiano sulle enciclopedie online ne’ un myspace ne’ discussioni.. un vero peccato!

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Nuovo dei Motörhead: Lemmy inarrestabile!

agosto 31, 2008

Se state per partire o rientrare a casa, “Motörizer” è l’album che potrà farvi compagnia in auto, in aereo, in treno… insomma potete portarlo dove volete: è un cd =)
Gli ingredienti sono i soliti: voce ruvida, riff accattivanti e voglia di fare casino; una ricetta perfezionata in questo ventiquattresimo album da una formazione ormai solida!
Il primo impatto con l’album è stato piuttosto tragico, come capita sempre più spesso, ero indeciso se buttarlo via oppure sentirlo a loop fino a fondere le cuffie, di fatto c’è poco di nuovo!

Le strutture sono le medesime, anche alcuni fraseggi sono ripresi dal passato, forse per i più nostalgici; è impensabile fare un confronto con “Ace of Spades” o “Eat the Rich”, sono altri tempi e altri Motörhead!
Allora cosa ci dà “Motörizer” in più rispetto ad un altro album? “Well, in short, nothing”, come afferma un articolo su blogcritics, e prosegue: “non c’è nulla di nuovo, ma è davvero ciò che vorremmo?”
Effettivamente è una bella domanda: Lemmy e il suo gruppo sono diventati un punto di riferimento nel panorama metal, hanno alle spalle più di trenta anni di storia (e che storia!!!) e successo, perchè deludere i propri fans, sperimentando soluzioni nuove?

Ascoltando più volte “Motörizer”, ho avuto l’impressione che fosse soprattutto un album per appassionati, per quelli che li hanno seguiti da una vita, un album “da concerto”, con cui potersi e poter divertire, cercando di mettere da parte le esigenze della casa discografica e del mercato.
Magari sbaglio ed è esattamente il contrario! =)

Il disco si apre con “Runaround Man”, una track molto veloce e ritmata, tipica prima traccia Motorhead! Continua poi con “Teach you how to sing the blues”, più moderata, ma con riff e solo di chitarra accantivanti; le note e i colpi Mikkey proseguono regolari (l’intro di “Rock out” non vi suona familiare?!) fino ad arrivare al cuore di “Motörizer”: ad attenderci ecco “Buried Alive” e “Time is right”, le mie due preferite, insieme ad “English Rose”.

Beh, che altro dire? Gustiamoci quest’album, in attesa che Lemmy ed i suoi tornino in Italia per un bel concerto..

Photo Credit: Marco Lo Cascio

..non capisco proprio la gente a cui non piace il metal =)
Stay Tuned !!!


Dave LaRue

agosto 17, 2008
Alan Nielsen - Nine Live Photography

Photo Credit: Alan Nielsen - Nine Live Photography

Caratteristica “del buon turnista” è a mio avviso adeguarsi: adattare il proprio stile alle esigenze del gruppo, ma allo stesso tempo imprimere, alla musica che si sta suonando, una serie di elementi che lo differenziano dagli altri suoi colleghi.
Imprimere, quindi, qualcosa che trascende dal “semplice” virtuosismo o dalle ricercate linee melodiche.
Cosa si intende per “avere un bel groove“, se non proprio coinvolgere l’ascoltatore e farlo partecipe del proprio fraseggio, sorprendedolo e strappando un sorriso di ammirazione allo stesso tempo?
Del tutto casualmente sono entrato in possesso, qualche tempo fa, di un video didattico del bassista Dave LaRue, rimanendo sconcertato, dopo averlo visto e rivisto, dal fatto di non averne mai sentito parlare prima: rimediamo! =)
Inizia a suonare e registrare dal 1988, nei Dixie Dregs e nella Steve Morse Band, il progetto solista del chitarrista dei Dixie, quest’ultimo raggiunge proprio in questo periodo il suo apice, emergendo dal sondaggio della rivista Guitar World, per cinque anni, dal 1983 al 1986, come il miglior chitarrista della categoria generale.
Lascio a voi collocare Steve Morse, nel genere che più vi aggrada, ma ascoltate, con attenzione, la sua controparte ritmica in “Ice Cakes” o in “Gina Lola Breakdown“, non male vero?
A partire dal 2004, LaRue ha inoltre collaborato nei lavori solisti di Jordan Rudess e John Petrucci, rispettivamente tastiere e chitarra del gruppo prog-metal “Dream Theater“, ma anche con Mike Portnoy, il batterista, nel gruppo-cover dei Led Zeppelin, “Hammer of the Gods”.
Ha collaborato in oltre 16 album, prediligendo i bassi “Music Man”, per chiunque fosse interessato oltre i suoi due video didattici molto interessanti, c’è la possibilità di prendere lezioni per corrispondenza, basta possedere un basso, un registratore, un metronomo.. e qualche dollaro =)


Michael Romeo

marzo 7, 2008
michaelromeo.jpg

Un chitarrista che se vi siete un minimo accostati al prog avrete sentito nominare svariate volte.

Nato a New York il 6 marzo 1968 prende lezioni di chitarra classica per un paio d’anni dopo l’eta` adolescenziale. A 24 anni comincia la sua carriera con un cd solista chiamato “The dark Chapter”. Il disco suonato interamente da lui (eccetto per la batteria e la tastiera: drum machine e Michael Pinnella alle tastiere) viene distribuito dalla Zero Production. Il suono è sicuramente grezzo essendo un demo e autoprodotto, ma fa sentire il suono che poi andrà a caratterizzare i Symphony X, la sua band principale (uno dei gruppi più riconosciuti nel progressive). I continui riff e melodie del cd sono incentrati sulla chitarra e sono caratterizzati da virtuosismi, tempi dispari e strutture di difficile assimilazione (forse proprio quest’ultima è la pecca del cd, ma anche l’unica differenza dai Symphony X). Uli Jon Roth, Al Di Meola e, soprattutto, Yngwie Malmsteen sembrano essere le maggiori influenze di Romeo.

Dopo questo album la Zero Productions chiede a Romeo di fare un gruppo con simili ssymxbanner.jpgonorità e da qui entrano in gioco Michael Pinella (tastiere), Jason Rullo (Batteria), Thomas Miller (basso), Rod Tylor (voce): i Symphony x. Gli ultimi due verranno poi sostituiti da Michael Le Pond (basso) e Russel Allen (voce) il primo dopo “Twilight in olympus” e il secondo dopo il debutto omonimo (Jason Rullo sara` sostituito solo per “Twilight in olympus”).

Nei primi due Cd della band si sentono molto ancora le influenze del chitarrista, soprattutto malmsteeniane. Queste piano piano verrano poi rielaborate tenendo sempre uno stile calssicheggiante ma incastonandolo ad un suono più heavy e personale. Già da “The divine wings of tragedy” si può sentire come il suono sia diventato più elaborato e personale.

I Cd piu` importanti e migliori del suo repertorio sono: “The divine wings of tragedy” (il vero e proprio suono stile Symphony X dove le influenze neoclassiche si fanno sentire e in modo personale; unico momento orientaleggiante su Pharaoh) , “The odissey” (qui lo stile si fa molto piu` heavy del solito anche se gia` in “Twilight in olympus” si potevano iniziare a sentire). “Paradise lost” potrebbe potrebbe essere considerato un ottimo Cd per quanto il suono e` molto piu` heavy e meno neoclassico, ma nei loro schemi. Uniche eccezioni sono eve of seduction dalle sonorita` a volte power e la title track che rimane negli schemi del gruppo: da considerarsi quasi come una Accolade III: la piu` riflessiva del cd.

“The dark chapter” e l’omonimo “Symphony x” sono due cd che vale la pena ascoltare per conoscere il modo in cui si sono evoluti e, nel caso di “The dark chapter”, per conoscere Romeo nel suo lato solitsta. “The damnation game” e` invece un Cd ancora acerbo, ma sicuramente gia` fa sentire come il quartetto e` a livelli superiori con la voce di Allen al posto di Tyler e soprattutto di cosa sono capaci con song riflessive come The edge of forever e canzoni potenti come the damnation game con quel sapore classico aiutato ogni tanto da un pizzico di heavy.

Romeo usa molto nelle sue composizioni la minore armonica mescolata con la diminuita. Un esempio molto solito è il pattern minore nell’immagine 1.

esempio-minore-michael-romeon1.jpg

o di diminuita nell’immagine 2
esempio-diminuita-michael-romeo-n1.jpg
altri pattern molto usati sono come quelli nell’immagine 3 usati come su domintation o inferno: come riff principali della canzone. (da suonare accordando tutta la chitarra un tono sotto)

riff domination

I tapping li usa molto spesso sugli assoli o su melodie come quella di sea of lies nel video 1

Per approfondire i vari esercizi consiglio “The guitar chapter” (da dove e` stato preso questo video) dove Romeo spiega i suoi riff, le sue sonorità e fa vedere vari esercizi e dimostrazioni di suoi pezzi.


Suonare a distanza: basta un click!

febbraio 27, 2008

Chi di voi non ha mai sognato di suonare, comodamente dalla propria stanza, con altri musicisti?
Oggi tutto questo è possibile: vediamo come!

Ci sono tre soluzioni principali:

  • Musigy
  • eJamming
  • Ninjam

I primi due sono software proprietario, infatti superata la fase di testing, diventeranno a pagamento, in ogni caso è possibile provarli gratuitamente iscrivendosi rispettivamente su Musigy oppure eJamming
Ho avuto modo di provare soltanto quest’ultimo:
Screenshot - eJamming Screenshot - eJamming (2)
Nella prima schermata, a destra potete vedere la schermata principale del programma, a sinistra la finestra di chat, in basso la finestra di opzioni; nella seconda schermata, a destra la finestra relativa alla jam, a sinistra la chat relativa alla sessione di prova, in basso le proprietà relative all’aggiunta di un posto alla sessione.

E’ abbastanza intuitivo come programma, permette inoltre di registrare l’intera sessione oppure soltanto la traccia di un singolo musicista, si possono caricare, scaricandole pero’ unicamente dal sito, basi MIDI, inoltre la chat permette di comunicare con altri musicisti e di cercare compagni di sessione.

La grande pecca, pero’, risiede nei 25ms di ritardo, che il segnale audio impiega a raggiungere gli altri musicisti, infatti il programma restituisce l’audio del proprio strumento alle casse del pc, unicamente quando il segnale audio raggiunge gli altri ascoltatori, inoltre i 25ms di ritardo possono facilmente aumentare se si dispone di una connessione scandente oppure di un firewall non configurato correttamente. Diventa quindi molto difficile suonare con precisione!

La vera rivoluzione sta invece nella terza soluzione: NinJam!
Questo è un progetto OpenSource, disponibile per le piattaforme Windows, Mac e Linux, avviato già da diversi anni, riscuotendo un valido successo.
Qui è possibile gratuitamente scaricare sia la versione Client che Server del programma: la prima consente di collegarsi a un Server e suonare con altre persone, la seconda consente al proprio Pc di ospitare una sessione di Jam, a cui altre persone possono collegarsi.

La rivoluzione sta nel fatto che, il team di sviluppo ha sfruttato una nuova idea di tempo: NinJam, infatti, non tenta di far suonare i musicisti in Real-time, ovvero di sincronizzarli allo stesso istante, bensì in Virtual-time, dando soltanto l’illusione che i musicisti stiano suonando in contemporanea: in realtà NinJam divide la sessione di prova in tante “misure”, quando un musicista suona una misura, questa viene inviata a un altro musicista che, ascoltandola, ci suona sopra, il primo musicista riceve quindi in ritardo l’audio del secondo musicista, ma ha l’impressione che questo suoni insieme a lui, nello stesso istante.

La qualità audio, inoltre, è ottima poichè l’audio è compresso ed è il Server a gestire i flussi audio, alleggerendo quindi il traffico del Client; si possono applicare effetti digitali, senza rallentare il programma.
Ecco qui un esempio di sessione:

Bene, per ora è tutto!
Buon Divertimento =)